giovedì 18 gennaio 2018

18 Gennaio 2018

Salamaleco amici, un saluto da Parigi , ieri abbiamo finito l’allenamento presso il club di scherma di Rueil -Malmaison. Per i ragazzi si e’ trattato di un’ottima esperienza, che spero permetta loro di iniziare a capire cos’e’ la scherma. Purtroppo non tutto e’ girato dal verso giusto; Khaled , uno dei due Senior, e’ arrivato solo ieri causa ritardo del visto e una volta atterrato a Parigi non ha trovato il bagaglio, per fortuna e’ stato rintracciato e questa mattina lo consegneranno in hotel. Yasser, l’altro Senior, il ragazzo con piu’ esperienza internazionale data dalla sua passione per la scherma( sono anni che frequenta il circuito a spese sue) ieri dopo il suo assalto con i cinesi si e’ bloccato con la schiena; credo si tratti di un problema muscolare. Purtroppo non abbiamo un fisioterapista con noi e questa mattina sto cercando qualcuno che ci possa aiutare. Mi dispiace molto per Yasser, in questi giorni di allenamento lo avevo visto fare delle cose sulle quali stiamo lavorando e mi sarebbe piaciuto vederlo in gara, ma ora la cosa che piu’ mi interessa e’ rimetterlo in condizioni di camminare.
Massalam

mercoledì 17 gennaio 2018

17 gennaio 2018

The Post: editori e direttori italiani, guardate il film di Spielberg e vergognatevi
Peter Gomez

C’è da chiedersi con quale spirito usciranno dalle sale dei cinema italiani buona parte degli editori e direttori di giornali e tv che nei prossimi giorni vedranno The Post. Il nuovo film di Steven Spielberg è straordinario. Ripercorre con cura il celebre caso dei Pentagon Papers, i documenti coperti da segreto di Stato sull’inutilità della guerra in Vietnam e sulle bugie delle Amministrazioni americane, resi noti nel 1971 dal Washington Post e New York Times. Racconta gli Stati Uniti di quegli anni scossi dal movimento pacifista, parla dell’arroganza del Potere che fa di tutto per evitarne la pubblicazione dello scoop. The Post però, al di là delle apparenze, non è semplicemente un film sulla libertà di stampa. A ben vedere, l’indimenticabile sentenza pronunciata da Hugo Black, l’ottuagenario giudice della Corte suprema che impedì al presidente Richard Nixon di bloccare le 7000 pagine del rapporto top secret, è solo il finale di una storia scritta da donne e uomini animati da senso del dovere, consapevolezza del proprio ruolo e preoccupazione costante per la propria reputazione.
Così mentre molti giornalisti ricordano ancora con qualche esaltazione le parole di Black mentre spiega agli americani che secondo i Padri fondatori “la stampa deve servire ai governati e non ai governanti” e che “il potere del governo di censurare la stampa è stato abolito perché la stampa rimanesse libera di censurare il governo”, quasi tutti dimenticano come si arrivò a quella sentenza. La fatica e le scelte difficili prese da chi faceva i giornali.
Un’editrice, Kay Gramm, magistralmente interpretata Meryl Streep, decide di affrontare il rischio di andare in prigione pur di raccontare che tutti i governi americani, da Truman a Nixon, avevano mentito al popolo. E lo fa anche se molti presidenti e i membri di quelle Amministrazioni erano suoi amici, erano le persone con le quali usciva abitualmente a cena o partiva in vacanza. Pubblica, anche se la quotazione in Borsa del suo Washington Post può saltare a causa degli articoli. Un direttore, Ben Bradlee, realisticamente impersonato da Tom Hanks, le tiene il fiato sul collo per potersi guardare ogni mattina allo specchio, fissare negli occhi i suoi redattori e restare fedele al proprio ruolo di cane da guardia del Potere.
Ma contemporaneamente, conscio delle proprie responsabilità, evita che venga fornita ai lettori la parte di notizie contenute nel rapporto in grado di mettere a rischio la vita dei militari impegnati nella guerra. Due cronisti, quando ancora non si sa se l’editrice avrà il coraggio di pubblicare, fanno invece presente che in caso di censura daranno le dimissioni.

Accanto alla solidità di una grande Costituzione liberale, in The Post emerge insomma la forza di donne e uomini che sanno qual è il loro compito nella società. Per questo, mentre scorrono i titoli di coda, vengono in mente le storie nostrane di editori che incontrano invece i politici per suggerire leggi e ministri (Carlo De Benedetti) o che diventano politici essi stessi evitando così la fatica di ogni intermediazione (Silvio Berlusconi). Si riaccende il ricordo di vecchi direttori italiani, come Lamberto Sechi, che un tempo dicevano: “I giornalisti hanno amici, i giornali no”. E risuona nelle orecchie un’antica battuta oggi per molti colleghi più che mai attuale: “Non dite a mia madre che faccio il giornalista, lei crede che io faccia il pianista in un bordello”. Perché in fondo la libertà non è fatta solo di leggi, ma soprattutto di donne e di uomini liberi che se la sanno ogni giorno conquistare.

martedì 16 gennaio 2018

16 Gennaio 2018

Razzismo, a furia di forzare la Costituzione col piede di porco questo è il risultato

“Non possiamo accettare tutti gli immigrati che arrivano: dobbiamo decidere se la nostra etnia, la nostra razza bianca, la nostra società devono continuare a esistere o devono essere cancellate”.
Attilio Fontana, già sindaco leghista di Varese (una fama, bontà nostra, da moderato) spiega meglio il concetto: “E’ un discorso demagogico e inaccettabile quello di dire che dobbiamo accettarli, è un discorso a cui dobbiamo reagire, dobbiamo ribellarci: non possiamo accettarli tutti. Vorrebbe dire che non ci saremmo più noi come realtà sociale e etnica, perché loro sono molti più di noi, perché loro sono molto più determinati di noi nell’occupare questo territorio. Di fronte a queste affermazioni dobbiamo ribellarci, non possiamo accettarle, perché qui non è questione di essere xenofobi o razzisti, ma logici e razionali: non possiamo perché tutti non ci stiamo, quindi dobbiamo fare delle scelte, decidere se la nostra etnia, razza bianca, società deve continuare ad esistere o deve essere cancellata, è una scelta. Se la maggioranza degli italiani dovesse dire noi vogliamo autoeliminarci vorrà dire che noi che non vogliamo autoeliminarci ce ne andiamo da un’altra parte”.
Ma attenzione, perché dall’altra parte – si fa per dire – della barricata si elogia nientemeno che Mussolini. Ci pensa Maurizio Sguanci (Pd), presidente del Quartiere uno a Firenze e ex consigliere democratico durante il mandato da sindaco di Matteo Renzi. L’esponente di quello che continuiamo pervicacemente a chiamare “centrosinistra” e che di sinistra ha oramai assai poco, vale la pena che lo si citi integralmente: “Fatto salvo che Mussolini è la persona più lontano da me e dal mio modo di pensare, nessuno in questo Paese ha fatto, in quattro lustri, quello che ha fatto lui in vent’anni. E purtroppo a dircelo è la storia”.
Non l’ha nemmeno detto, lo ha scritto (avendo quindi il tempo di pensarci bene, su Facebook). E rivelando (oltre a un’attitudine alla “coglioneria”) anche una infinita ignoranza, continua così: “fatte salve tutte le peggiori nefandezze, fece anche: la riforma industriale, la riforma del lavoro, la riforma dei salari, introdusse la tredicesima, la riforma delle pensioni, della scuola, la riforma agraria, l’edilizia sociale, le varie bonifiche, rinnovato le linee ferroviarie. Eretto Università, istituti agrari, scuole di guerra aeree e navali e tante tante altre cose”.

Il punto dunque non è anteporre al presunto “centrodestra” un altrettanto presunto “centrosinistra”. Il punto è che a forza di utilizzare il piede di porco per disarticolare la Costituzione Italiana, alla fine questi sono i risultati. Il punto è che a furia di spostare i paletti del tollerabile sempre più in là si finisce di fare l’apologia del fascismo (o implicitamente quella del nazismo) reintroducendo concetti fuori dalla storia come quello della razza, e lo si fa impunemente sia dal punto di vista politico che da quello penale, pur essendoci nel nostro Paese delle leggi che ci dovrebbero tollerare sia dal fascismo che dall’odio razziale e dal razzismo.

domenica 14 gennaio 2018

mercoledì 10 gennaio 2018

10 gennaio 2018

Salamaleco amici, questa sera alle 22.30 partiremo destinazione Parigi. Ci alleneremo per una settimana presso il Club Rueil malmaison, per poi partecipare al CIP, la gara di coppa del mondo individuale e a squadre che si svolgera’ nella capitale parigina il 19,20 e 21.
Per i ragazzi kuwaitiani e per me la priorita’ sara’ l’allenamento, poter tirare per una settimana con ottimi fiorettisti francesi permettera’ ai ragazzi di capire molte cose e a me, di vedere la loro reazione e i loro comportamenti in pedana con atleti con bagaglio tecnico e di esperienza  superiore al nostro. La gara permettera’ loro di vivere un’esperienza straordinaria che spero poi sara’ seguita da altre sia a livello under 20 che a livello assoluto.
Massalam



martedì 9 gennaio 2018

9 gennaio 2018

The World needs people like you!!!!
THE TIME IS UP!!!

domenica 7 gennaio 2018