domenica 28 settembre 2014
28 settembre 2014
Ciao amici, un saluto da una soleggiata Tauber. Domenica di riposo per le ragazze tedesche; solo la Sauer si e' allenata questa mattina visto che riesce a venire a casa per il weekend , mentre continua a frequentare il corso per il suo ingresso nell'esercito che finira' solo pochi giorni prima della partenza per la prima gara di coppa del mondo della stagione a Cancun in Messico.
Ieri le under 20 hanno fatto il loro esordio a Jena per la prima prova nazionale.
Questa la classifica:
1 Behr Leandra Tauber
2 Moor Valentina Bonn
3 Kinzel Jessica Berlino
3 Lachman Katarzyna Poznan Polonia
5 Werner Sophia Berlino
6 Muller Lena Dresda
7 Behr Greta Tauber
8 Weiner Karl Bonn
Complimenti a Leandra per questo successo.
Da domani riprenderemo gli allenamenti, match con la nazionale polacca che e' arrivata giovedi e si allenera' con noi fino a mercoledi'.
Ciao
Ieri le under 20 hanno fatto il loro esordio a Jena per la prima prova nazionale.
Questa la classifica:
1 Behr Leandra Tauber
2 Moor Valentina Bonn
3 Kinzel Jessica Berlino
3 Lachman Katarzyna Poznan Polonia
5 Werner Sophia Berlino
6 Muller Lena Dresda
7 Behr Greta Tauber
8 Weiner Karl Bonn
Complimenti a Leandra per questo successo.
Da domani riprenderemo gli allenamenti, match con la nazionale polacca che e' arrivata giovedi e si allenera' con noi fino a mercoledi'.
Ciao
lunedì 22 settembre 2014
22 settembre 2014
Ciao amici, un saluto da Tauber. Abbiamo ripreso il ritmo settimanale di allenamento, purtroppo a ranghi ridotti. Anne Sauer continua nel suo corso di sei settimane con l'esercito e Carol Golubytskyi e' volata da suo marito a Los Angeles. Questa settimana verra' a farci visita la nazionale polacca con la quale ci alleneremo fino al 1 di ottobre, poi il 4 e il 5 ho organizzato una gara test. Sabato due gironi senza nessuna eliminazione e poi la domenica la diretta. Avevo invitato molte nazionali ma nessuna ha aderito all' invito.....pazienza, faremo da soli.
Ciao
Ciao
giovedì 18 settembre 2014
18 settembre 2014
A tutti i folli. I solitari. I ribelli. Quelli che non si adattano. Quelli che non ci stanno. Quelli che sembrano sempre fuori luogo. Quelli che vedono le cose in modo differente. Quelli che non si adattano alle regole. E non hanno rispetto per lo status quo. Potete essere d'accordo con loro o non essere d'accordo. Li potete glorificare o diffamare. L'unica cosa che non potete fare è ignorarli. Perché cambiano le cose. Spingono la razza umana in avanti. E mentre qualcuno li considera dei folli, noi li consideriamo dei geni. Perché le persone che sono abbastanza folli da pensare di poter cambiare il mondo sono coloro che lo cambiano davvero.
Steve Jobs
Steve Jobs
domenica 14 settembre 2014
14 settembre 2014
Difficile, complesso, umanamente entusiasmanze ;cercare la strada per aiutare le ragazze con le quali lavoro. Ci sono giorni nei quali i dubbi ti sommergono, attimi nei quali ti sembra di aver trovato la strada. Tutto viene sempre confermato o smentito dalla pedana e' lei che giudica!!!! Guardare e provare, fare e cercare di capire, imparare ogni giorno, nutrirsi di cio' che le ragazze ci trasmettono, captare le loro qualita', riconoscere il loro talento e cercare di svilupparlo. Che lavoro meravigliosamente complesso.
Ciao
Ciao
sabato 6 settembre 2014
7 settembre 2014
Ciao amici, un saluto da Tauber. Con la seduta di questa mattina si conclude il ritiro di preparazione fisica e lezioni. Sono molto soddisfatto del lavoro fatto da Daniel Herold e della risposta delle ragazze. Da domani riprenderemo il ciclo di lavoro settimanale normale assieme alla Maestra Gabor e al Maestro Cappelletto le atlete prepareranno l'esordio nelle varie competizioni cadette, giovani e senior.
Buona domenica
Buona domenica
sabato 30 agosto 2014
30 agosto 2014
Il Storico dell’arte a Los Angeles. “Volo negli Usa perché in Italia ci siamo arresi”
Los Angeles Times ha dato grande risalto alla notizia che il Getty Museum ha scelto un italiano per uno dei suoi ruoli più importanti, quello di Responsabile delle collezioni di pittura. E la notizia dovrebbe interessare molto anche i nostri giornali, perché quell’italiano è lo storico dell’arte Davide Gasparotto, nato nel 1965, perfezionatosi alla Normale di Pisa, da 15 anni esemplare funzionario di ruolo nelle soprintendenze e oggi affermato studioso e brillante direttore della Galleria Estense diModena. Si tratta di una “fuga di cervello” non dettata dalla mancanza di lavoro, ma dalla ricerca di condizioni migliori per realizzare il proprio lavoro: una scelta che dovrebbe far suonare tutti i possibili campanelli d’allarme per l’opinione pubblica e per i vertici dei Beni culturali. Ed è proprio per questo che è importante ascoltare le ragioni di Gasparotto.
Cosa vuol dire lasciare l’Italia, per uno storico dell’arte?
Non è facile. Significa lasciare una delle cose più importanti: la possibilità di vivere immersi nel tessuto connettivo che riunisce le opere al territorio, i documenti ai monumenti, i monumenti al paesaggio. Solo qua si capisce fino in fondo il senso delle opere italiane di cui mi occuperò al Getty. E a Los Angeles non mi basterà uscire di casa per trovarmi immerso nella mia materia di studio.
Non è facile. Significa lasciare una delle cose più importanti: la possibilità di vivere immersi nel tessuto connettivo che riunisce le opere al territorio, i documenti ai monumenti, i monumenti al paesaggio. Solo qua si capisce fino in fondo il senso delle opere italiane di cui mi occuperò al Getty. E a Los Angeles non mi basterà uscire di casa per trovarmi immerso nella mia materia di studio.
Qual è stato il motivo decisivo che ha comunque condotto a questa scelta? E come è diverso il mestiere di conservatore negli Stati Uniti?
È stato fondamentale ciò che in Italia non posso avere: e cioè la possibilità e la certezza di concepire, sviluppare e portare a compimento un progetto. Con tutto il necessario supporto economico, e di professionalità e saperi, da parte dell’istituzione. Il mestiere è lo stesso: si tratta di curare, conservare, esporre e far conoscere la collezione. Una collezione – ma questa è, invece, una differenza fondamentale – che andrà anche ampliata con acquisti, e cioè costruita: una grande sfida.
È stato fondamentale ciò che in Italia non posso avere: e cioè la possibilità e la certezza di concepire, sviluppare e portare a compimento un progetto. Con tutto il necessario supporto economico, e di professionalità e saperi, da parte dell’istituzione. Il mestiere è lo stesso: si tratta di curare, conservare, esporre e far conoscere la collezione. Una collezione – ma questa è, invece, una differenza fondamentale – che andrà anche ampliata con acquisti, e cioè costruita: una grande sfida.
Quanto ha contato il vergognoso stipendio dei funzionari italiani?
Relativamente poco: tolte le grandi spese per le assicurazioni sanitarie e sociali, e quelle per la casa, il mio tenore di vita non sarà straordinariamente superiore a quello attuale.
Relativamente poco: tolte le grandi spese per le assicurazioni sanitarie e sociali, e quelle per la casa, il mio tenore di vita non sarà straordinariamente superiore a quello attuale.
Cosa bisognerebbe cambiare nel modello italiano di tutela?
È un modello glorioso, che però è stato reso troppo bizantino e ingessato. Un modello che deresponsabilizza e demotiva: ci vorrebbe una maggiore autonomia per tutte le strutture, ma collegata a una responsabilità vera. Con premi e avanzamenti di carriera veri per chi fa bene, e veri sbarramenti e vere censure per chi fa danni. Dei quali oggi non c’è la minima traccia.
È un modello glorioso, che però è stato reso troppo bizantino e ingessato. Un modello che deresponsabilizza e demotiva: ci vorrebbe una maggiore autonomia per tutte le strutture, ma collegata a una responsabilità vera. Con premi e avanzamenti di carriera veri per chi fa bene, e veri sbarramenti e vere censure per chi fa danni. Dei quali oggi non c’è la minima traccia.
La riorganizzazione del ministero proposta dal ministro Franceschini va nella direzione giusta?
Non sono tra i contrari, ma ho qualche dubbio. Separare il museo dal territorio presenta alcuni rischi, e una volta deciso di correrli si sarebbe potuto, e forse dovuto, andare fino in fondo. Il grande problema dei musei italiani è che il direttore non conta niente: se deve restaurare un quadro, o concederlo in prestito, deve chiedere l’autorizzazione al suo capo, il soprintendente. E questo la riforma non ha avuto il coraggio di cambiarlo. Se i musei saranno diretti da storici dell’arte (come accade in America e come dovrà continuare ad accadere anche qua), allora devono avere una vera sovranità anche per la tutela.
Non sono tra i contrari, ma ho qualche dubbio. Separare il museo dal territorio presenta alcuni rischi, e una volta deciso di correrli si sarebbe potuto, e forse dovuto, andare fino in fondo. Il grande problema dei musei italiani è che il direttore non conta niente: se deve restaurare un quadro, o concederlo in prestito, deve chiedere l’autorizzazione al suo capo, il soprintendente. E questo la riforma non ha avuto il coraggio di cambiarlo. Se i musei saranno diretti da storici dell’arte (come accade in America e come dovrà continuare ad accadere anche qua), allora devono avere una vera sovranità anche per la tutela.
A quali condizioni tornerebbe in Italia?
A due condizioni. La prima è che si torni a investire nelle risorse umane per i beni culturali. Cosa che nessuna riforma ha fatto, e nemmeno questa fa. Lascio colleghi spesso di straordinaria professionalità, ma anche straordinariamente frustrati da un’amministrazione incapace di valorizzare il suo più importante capitale. E la seconda condizione sarebbe che la primaria funzione del patrimonio culturale torni a essere la ricerca e l’educazione. Come accade ai musei americani, e come da troppo tempo non accade più da noi. Il fine statutario del museo Getty è fare research and education (ricerca ed educazione). Noi l’abbiamo dimenticato.
A due condizioni. La prima è che si torni a investire nelle risorse umane per i beni culturali. Cosa che nessuna riforma ha fatto, e nemmeno questa fa. Lascio colleghi spesso di straordinaria professionalità, ma anche straordinariamente frustrati da un’amministrazione incapace di valorizzare il suo più importante capitale. E la seconda condizione sarebbe che la primaria funzione del patrimonio culturale torni a essere la ricerca e l’educazione. Come accade ai musei americani, e come da troppo tempo non accade più da noi. Il fine statutario del museo Getty è fare research and education (ricerca ed educazione). Noi l’abbiamo dimenticato.
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