sabato 16 luglio 2016

16 luglio 2016

Ciao amici, un saluto da Tauber. Sono in piazza a godermi un caffe' con una splendida giornata di sole.
Nelle ultime due settimane l'allenamento internazionale e' stato ottimo,l'alto numero di match, regolarmente  arbitrato dai Presidenti di Giuria tedeschi, ha permesso alla Golubyskyi e alle altre ragazze di vivere le sensazioni da gara.
Giovedi' siamo andati ad Hannover a ritirare il materiale olimpico e ieri a Francoforte per la conferenza stampa organizzata dalla federazione tedesca nella splendida  sede della Nike.
Ora un weekend di relax e lunedi partiremo per New York, dove svolgeremo gli ultimi 10 giorni di allenamento assieme a statunitensi, koreane, giapponesi e canadesi, per poi il 31 volare a Rio.
Ciao

lunedì 11 luglio 2016

12 Luglio 2016

L'invidia e' quel sentimento, che nasce nell'istante in cui si assume la consapevolezza di essere dei falliti.
Oscar Wilde

venerdì 8 luglio 2016

8 luglio 2016

Gli Stati Uniti e la questione razziale, Obama non è bastato

Arriva in Italia il best seller di Ta-Nehisi Coates, il giornalista che riacceso il dibattito sul razzismo profondo degli Stati Uniti e delle loro istituzioni che mettono a rischio perfino l’incolumità dei suoi cittadini non bianchi.

Non è una coincidenza che il successo di Ta-Nehisi Coates arrivi nel crepuscolo dell’esperienza di Barack Obama alla Casa Bianca. Diventa un caso letterario mondiale il libro che denuncia la condizione dei neri, anzi, la loro (fondata) percezione di essere costantemente in pericolo di vita nell’America di oggi proprio mentre inizia a svanire l’illusione che avere un presidente dalla pelle scura basti per riscattare tutti quelli che non sono bianchi.
“Sapevo che il padre di mio padre era morto, e che mio zio Oscar era morto e che mio zio David era morto e nessuna di queste scomparse era stata naturale”, Ta-Nehisi Coates ha imparato fin da bambino che il destino naturale di un nero, quello che verso cui lo spinge la società, è il carcere o una morte violenta. É una paura per l’incolumità fisica, primordiale, istintiva, che lo accompagna anche oggi che, a 40 anni, è un celebrato intellettuale: prima i suoi lunghi saggi sull’Atlantic, poi il best seller “Fra me e il mondo”, una lettera al figlio adolescente che ora viene pubblicata in Italia da Codice edizioni, infine la Marvel Comics che gli chiede di sceneggiare la nuova serie di Pantera Nera, storico supereroe nero un po’ in disarmo. Proprio per questa avventura fumettistica Coates si è guadagnato un po’ di spazio anche sui giornali italiani. Ma l’efficace operazione di marketing della Marvel ha un po’ annacquato la forza della denuncia di questo giornalista di Baltimora che è riuscito a riportare nel dibattito americano la questione della razza con una forza tale da aprire una discussione perfino sui “risarcimenti” che l’America dovrebbe ai suoi cittadini neri.
Chi non ha mai visto una città come Chicago, dove è cresciuto Obama, fatica a capire cosa sia il razzismo che denuncia Coates: non è un astio personale, del singolo americano bianco contro chi ha la pelle di un altro colore, ma è un sistema di regole scritte e tacite in base alle quali chi nasce in un quartiere nero sarà senza padre e zii (sono in carcere o uccisi), potrà andare soltanto in scuole dove ci sono i metal detector all’ingresso e la droga e la polizia all’interno, tornerà a casa tra muri pieni di piombo che causano danni alle capacità di apprendimento, in ogni momento può essere arrestato, perdendo ogni possibilità di trovare poi un lavoro diverso dal vendere crack, o ucciso da una gang o, più di frequente e senza ragione, da un poliziotto. É un razzismo istituzionale, non individuale che Coates riassume così: “In America la ferita non è nata con la pelle più scura, labbra più piene, naso più largo, ma da tutto cioè che gli è stato costruito intorno”.
Anche gli stessi americani (bianchi) non ne sono consapevoli, i “sognatori” – come li chiama Coates alludendo all’American dream – hanno bisogno di raccontarsi la storia di un Paese dove tutti hanno la possibilità di diventare miliardari o arrivare alla Casa Bianca, in nome di quel diritto alla ricerca della felicità garantito dalla Costituzione. La storia di Barack Obama non ne è forse la prova?
Una domenica Ta-Nehisi Coates è ospite in un talk show e la conduttrice, dopo avergli fatto spiegare perché uno scrittore famoso percepisca ancora la propria incolumità come incerta, gli mostra la foto di un bambino nero in lacrime che abbraccia un poliziotto bianco. Chiede un commento sulla speranza, una di quelle frasi da postare su Facebook. E Coates capisce che il suo messaggio non passerà mai tra i “sognatori”: “Quando la giornalista ha chiesto del mio corpo era come se mi stesse chiedendo di risvegliarla dal più meraviglioso dei sogni”. Il sogno di una villetta col prato tagliaot ogni settimana, con i barbecue e tanti bambini biondi che giocano sicuri di poter entrare in una costosa università e di trovare un lavoro adeguato al loro status, di genitori orgogliosi della propria famiglia e fieri di essere americani. Per Coates gli Stati Uniti non sono il Paese dei barbecue e de fuochi d’artificio il 4 luglio, ma uno Stato che proscioglie assassini come Darren Wilson, l’agente che nel 2014 ha ucciso senza alcun motivo concreto il 18enne Michael Brown a Ferguson, alla periferia di St Louis.
Ci sono due Americhe che convinvono, una terribilmente consapevole dela frattura, l’altra che invece vuole solo ignorarla. Nella sua lettera al figlio, Ta-Nehisi Coates arriva a confessare la sua indifferenza di fronte alle torri he crollano l’11 settembre del 2001: “Ero sfasato rispetto alla città. Non potevo fare a meno di pensare a come la parte Sud di Manhattan fosse sempre stata il nostro Ground Zero. Era là che mettevano all’asta i nostri corpi, proprio laggiù in quel distretto devastato, giustamente chiamato finanziario”. L’America che i terroristi volevano colpire è uno Stato oppressore che Coates non è disposto a difendere e quando guarda i poliziotti e i vigili del fuoco che lottano tra le macerie per estrarre i sopravvissuti non vede l’eroismo diffuso da celebrare con l’inno nazionale, ma “catastrofi naturali, erano il fuoco, la cometa, la tempesta che avrebbe potuto mandare in frantumi il mio corpo senza alcuna spiegazione”. A quei poliziotti è garantito di fatto il diritto di uccidere senza conseguenze “l’uomo nero”. E non basta un presidente con un padre keniota per chiudere quattro secoli di schiavismo e discriminazione.
Da Il Fatto Quotidiano
Stefano Feltri


mercoledì 6 luglio 2016

7 luglio 2016

Ciao amici, un saluto da Tauber. Prosegue a pieno ritmo la settimana di allenamento internazionale in vista dei giochi olimpici. Atlete provenienti da Polonia, Romania, Grecia, Messico, Venezuela, Giappone e Italia incrociano le lame con le ragazze tedesche. Questa settimana full immersion di match. Voglio ringraziare la Federazione tedesca che mi ha messo a disposizione degli arbitri per permettere alle ragazze di tirare rispettando i 9 minuti a loro disposizione nel match.
La prossima settimana la nazionale polacca e l'atleta di messico e venezuela si fermeranno ancora a Tauber, il lavoro calera' d'intensita' nel numero d'assalti e aumenteranno le lezioni; poi il 18 io la Golubyskyi e la Sauer voleremo a New York per l'ultimo periodo di allenamento prima di trasferirci il 31 a Rio.
Saluti

domenica 26 giugno 2016

26 giugno 2016

Ciao amici, buona domenica da Tauber. Sono in piazza a rilassarmi dopo un'oretta di bike, che mi fa scaricare le tensioni e mi rilassa. Siamo rientrati ieri sera da Torun; nella bellissima cittadina polacca si sono svolti i campionati europei 2016. Sono veramente contento per il 3 posto e la medaglia di bronzo conquistata da Carolin Golubyskyi , figlia di un'ottima gara. Carolin e' riuscta ad essere pronta ed attenta per tutta la gara, e' riuscita ad esprimere in gara le cose sulle quali con tanto impegno sta lavorando. Come le dico ogni giorno, Carolin deve prendere solo atto di chi e', delle sue capacita', dei suoi limiti, vivere con gioia il lavoro che facciamo e divertirsi a migliorare le sue conoscenze.
Leonie Ebert e' purtroppo uscita in girone, ma anche questa gara le servira' d'esperienza, alla sua eta' deve nutrirsi della voglia di apprendere. La Sauer e la Hampel sono uscite nelle 32 fermate da Mohamed e Zagidullina.
Purtroppo la gara a squadre non e' andata bene. Abbiamo chiuso al 6 posto, dopo aver perso dall'Ungheria per entrare nelle 4( non siamo riusciti a tirare bene con continuita') abbiamo battuto la Svezia e perso dalla Polonia.
Ora qualche giorno di riposo per le ragazze e poi inizieremo il percorso che portera' Carolin a Rio.
Un saluto

mercoledì 8 giugno 2016

8 giugno 2016

Ciao amici, un saluto da Tauber. Lunedi mattina siamo atterrati a Francoforte dopo i 15 giorni trascorsi in Asia. La prima settimana l'abbiamo trascorsa a Tokyo, allenandoci con la nazionale nipponica e quella statunitense. E' stata una bellissima settimana densa di lavoro e di meravigliose emozioni. Ogni istante , per me, e' stato un susseguirsi di ricordi e dolcissime sensazioni. Il Giappone e i giapponesi mi sono rimasti nel cuore. L'ultima sera, ospiti del magnifico Emura San, abbiamo cenato con  le  ragazze di Londra 2012 , che si  sono riunite a Tokyo per salutarmi ,e le ragazze tedesche. La seconda settimana ci siamo trasferiti a Shanghai per l'ultima prova di coppa del mondo. La gara mi ha lasciato sensazioni contrastanti; una prima giornata ottima con Golubyskyi, Sauer, Hampel ed Ebert direttamente qualificate al tabellone principale con 5 vittorie e 1 sconfitta e un secondo giorno di gara che ha vista la Sauer " perdere ancora una volta la pazienza" e fare un passo in dietro rispetto la gara di Tauber. La Hampel vincere un match molto difficile con l'italiana Mancini e poi inchinarsi alle maggiori qualita' della statunitense Kifler, la Golubyskyi ancora una volta non trova pace e tranquillita' nei suoi match, perdendo il controllo di se stessa e della sua performance. Non e' consapevole e felice quando tocca e batte delle avversarie e di conseguenza alle prime difficolta' in alcuni match si fa travolgere dall'ansia finendo per perdere match alla sua portata. Continui a lavorare con Carol ogni giorno per cercare di aiutarla ad esprimere il suo talento in pedana. Resto convinto che possa "divertirsi"  in gara liberandosi da pensieri che non l'aiutano. Per ultima la Ebert che al suo ultimo anno da cadetta conquista il suo primo ingresso nella top 8 in una gara Senior. Leonie ha tirato molto bene tutti i due giorni di gara affrontando le avversarie con decisione, convinzione ed esprimendo discrete qualita' schermistiche.
Vorrei sempre che tutte le ragazze raccoglieressero risultati che le rendano felici, percepisco miglioramenti ma mi rendo conto che abbiamo bisogno di molto tempo e di pazienza.
Un saluto

lunedì 23 maggio 2016

23 maggio 2016

Ciao amici, un saluto da Tauber. Durante questo weekend si e' svolta la penultima prova di coppa del mondo; Anne Sauer e' entrata tra le prime 16, fornendo una  buona prova sia dal punto di vista caratteriale sia dal punto di vista tecnico. La Golubyskyi si e' fermata nelle 32, dopo aver vinto un buon match contro la russa Yakoleva si e' fermata contro l'italiana Cini, ma purtroppo devo dire che l'avversario piu' difficile per Carolin si nasconde dentro di se'. Fa' molta fatica ad essere tranquilla, a dare continuita' all'attenzione e purtroppo si infila in "buchi neri" dal quale poi e' difficile uscire.
La Hampel e la Romanus le altre due ragazze entrate nel tabellone principale si sono fermate nelle 64.
Domenica si e' svolta la gara a squadre che ci ha visto conquistare un 5 posto. Dopo aver battuto l'Austria, abbiamo perso dagli Usa, commettendo troppi errori per poter sperare di vincere. Per i piazzamenti dal 5 all'8 posto abbiamo battuto due squadre forti come Polonia e Korea, migliorando la prestazione tecnica. Mi auguro che le cose fatte dalle ragazze , sopratutto nel match con la Korea, restino impresse nelle loro menti, per poter ripartire da queste cose. Sono contento dell'impegno e della compattezza del quartetto composto da Golubyskyi, Sauer, Ebert e Hampel.
Questa mattina partiamo destinazione Tokyo, andremo nella meravigliosa capitale nipponica ad allenarci assieme alle giapponesi e alle americane per preparare l'ultima gara di coppa del mondo che si svolgera' a Shanghai in Cina.
Saluti